| Le Pellicole |
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| Scritto da Luca Armellin |
| Lunedì 06 Dicembre 2010 12:17 |
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Avere un nuovo rullino da sviluppare mi da una buona ragione per svegliarmi la mattina.
La pellicola fotografica, nel passato realizzata con la celluloide, è un supporto plastico flessibile e trasparente in poliestere su cui viene distesa chimicamente un'emulsione contenente cristalli fotosensibili di alogenuro d'argento, di forma varia, in varie disposizioni, maturi o in accrescimento, più o meno addensati. Dalla pellicola cinematografica 35 mm è derivato il formato fotografico 135 che conserva la stessa perforazione con un formato dei fotogrammi di 24x36 mm, in assoluto il formato per la pellicola che ha avuto la maggior diffusione.
Il codice DXLa sensibilità della pellicola è frutto di differenti accorgimenti dell'emulsione fotosensibile e, a partire dagli anni '80 sui rullini è presente il cosiddetto codice DX che, tramite una zona del rullino suddivisa in 12 (2 file da 6) riquadri conduttivi e non, è in grado tramite contatti elettrici di permettere alla macchina fotografica di "riconoscere" la sensibilità della pellicola che viene caricata, il numero di fotogrammi e le sua latitudine di posa:
Esposizione dell'emulsione, sviluppo e fissaggioSenza volere entrare nei dettagli chimico-fisici del fenomeno, quando la luce colpisce un cristallo di alogenuro d'argento, essa viene assorbita e da luogo ad una serie di reazioni chimiche. Quando un fotogramma nel suo complesso viene esposto alla luce, viene "impressionato" e si forma quella che vene definita un'immagine latente, ancora completamente invisibile perché la pellicola non è ancora stata sviluppata (ecco perché si definisce latente). La conservazione delle pellicoleLa conservazione temporanea (per un periodo limitato di tempo) va fatta in ambiente secco, nella confezione integra, lontano da calore, freddo ed umidità. Da evitare assolutamente l'esposizione al sole, al surriscaldamento (es. automobile chiusa), e l'esposizione ai raggi-X (utilizzare contenitori o sacchetti in piombo Film Safe). Le pellicole già esposte devono essere sviluppate rapidamente. Per una conservazione prolungata: in frigorifero a +4°C nella confezione originale; attendere mezz'ora circa che il rullino ritorni a temperatura ambiente prima di utilizzarlo, per ri-climatizzarle (ma sempre mantenendole nella confezione originale). A -10°C (freezer) si conservano anche oltre la scadenza nominale. Un po’ di glossarioAcutanzaE' la misura fisica del gradiente al bordo fra due micro-zone a diversa densità, e corrisponde adeguatamente al giudizio soggettivo della nitidezza. Il suo valore è tanto più alto quanto maggiore è la nitidezza dell'immagine. ContrastoDifferenza tra la densità delle zone scure e chiare di un soggetto o di un'immagine: macro-contrasto se riferito alla globalità dell'immagine; micro-contrasto se riferito ai dettagli fini. DefinizioneDescrive la miscela qualitativa dell'immagine prodotta dalle caratteristiche specifiche della nitidezza, del dettaglio e della granulosità (oppure dalle corrispondenti acutanza, risoluzione e granularità). La definizione fotografica non viene completamente determinata dalla qualità dell'obiettivo e dei materiali, ma anche da fattori quali la precisione della messa a fuoco, la stabilità della macchina e dell'ingranditore, il contrasto del soggetto e dell'immagine, il livello di esposizione e l'eventuale uso di filtri. GranularitàE' la misura oggettiva della mancanza di uniformità della densità che corrisponde al concetto soggettivo di granulosità. La determinazione della granularità parte dalla misurazione della densità effettuata con un microdensiometro su una porzione di negativo uniformemente esposta e sviluppata. Tale misurazione è chiamata granularità RMS (Root Mean Square). RMS è la deviazione standard delle variazioni di microdensità a un dato livello di densità media. Dato che c'è una buona correlazione tra la misura della granularità e la granulosità, i valori di granularità RMS vengono usati per stabilire le classificazioni di granulosità:
GranulositàE' l'impressione visiva provocata dai grani e agglomerati d'argento. A differenza della granularità, che è una proprietà oggettiva, la granulosità è una proprietà soggettiva. La misurazione e le specifiche della granulosità non sono ancora state standardizzate, per cui bisogna avere molta cautela nel confrontare i dati di produttori diversi. GranaTermine per indicare in modo approssimativo la dimensione dei cristalli di alogenuro d'argento: più sono grandi, più l'emulsione è sensibile, ma minore è la risoluzione dei particolari (dettaglio) nell'immagine sviluppata. Le pellicole con una grana molto fine consentono di riprodurre immagini molto nitide, mentre quelle a grana grossa, ossia più sensibili, sono indicate per riprendere i soggetti in rapido movimento o in condizioni di scarsa luminosità. NitidezzaDefinisce la nettezza dei contorni. La nitidezza è un concetto soggettivo, e le stesse immagini spesso possono venir giudicate nitide o meno nitide da osservatori diversi. E' legata alle caratteristiche di nitidezza di vari componenti del processo fotografico, tra i quali l'obiettivo di ripresa, la pellicola, l'obiettivo dell'ingranditore e il materiale da stampa. Nitidezza e contrasto sono in stretta relazione tra loro, così ogni fattore che aumenta il contrasto dell'immagine tende a far apparire più nitida l'immagine. Analogamente, qualsiasi cosa riduca la nitidezza, come una imprecisa messa a fuoco dell'ingranditore, tende a far apparire l'immagine meno contrastata. Potere risolventeE' la capacità dei componenti del processo di formazione dell'immagine (obiettivo di ripresa, pellicola, obiettivo di proiezione o ingrandimento, materiale di stampa eccetera), da soli o in combinazione, di riprodurre linee molto ravvicinate o altri elementi similmente separati. Il potere risolvente è il corrispettivo di quella qualità dell'immagine nota come dettaglio. Per misurare il potere risolvente vengono usate delle mire, composte da elementi chiari e scuri alternati, costituiti da barre parallele. SensibilitàLa sensibilità di una pellicola viene indicata con un codice numerico standard espresso in ISO: più è alto il numero e maggiore è la sensibilità della pellicola, cioè la sua capacità di impressionarsi con una certa quantità di luce; una pellicola definita molto sensibile richiederà meno luce per impressionarsi rispetto ad una pellicola definita poco sensibile. Latitudine di posaDefinisce il grado di reazione della pellicola alla sovra- e alla sottoesposizione. Può essere anche definita come la capacità dell'emulsione di compensare, entro certi limiti, gli errori di esposizione causati dal fotografo in ripresa. Questo parametro varia molto a seconda del tipo di pellicola utilizzato: le pellicole negative hanno un margine di tolleranza molto ampio che consente di ottenere fotografie leggibili anche se la pellicola ha subito grossolani errori di esposizione (fino a 2 o 3 stop sia in sovra- che in sottoesposizione). Le diapositive, invece, sono molto meno flessibili e anche un errore di piccola entità (dell'ordine di + o - 1/2 stop, ossia mezzo valore di diaframma o di tempo di scatto), peggiora la foto in modo rilevante. |
| Ultimo aggiornamento Sabato 23 Marzo 2013 18:42 |






